mercoledì 30 dicembre 2009

CAPITOLO 2

L'INCONTRO CON VALENTIN

La Victoria, sapore di casa subito, intorno ho le feste di tutti, sulle spalle la fatica di un viaggio che è appena finito e di fronte l’entusiasmo di un viaggio che ancora deve cominciare, tutti parlano con me, in una lingua che non capisco ancora del tutto, rispondo in spagnolo maccheronico, improvvisando, ma mi capiscono lo stesso, facciamo le scale e tutti vogliono portare le mie valigie, arriviamo finalmente in casa e non mi accolgono come se mi accogliessero in casa loro ma mi accolgono come se mi accogliessero in casa mia. Sono spaesato, come non lo ero mai stato prima in vita mia e, contemporaneamente, sono maledettamente a mio agio. La casa è bella e pulita, sebbene da fuori non desse quell’impressione, ma dentro si sta veramente bene ed è, per la verità, pure più grande di casa mia! Dalla finestra si vedono diverse paia di vecchie scarpe da ginnastica appese ai fili della corrente che dondolano come frutti maturi che stanno per cadere ma invece sono lì da chissà quanto e non cadranno ancora per molto tempo e sembro notarle solo io. Più avanti, alla mia quantomeno legittima domanda sul perché di quella stranezza, mi daranno due possibili versioni della spiegazione: c’è chi sostiene che per le strade di questo vecchio vecchissimo lontano ovest si aggirino banditi pericolosi con la pistola per rapinare i malcapitati passanti ma che spesso, trovandosi in una città perlopiù povera, i passanti siano senza un soldo e la frase “o la borsa o la vita” pare non avere molto senso se uno la borsa non ce l’ha, ma risulta anche comprensibile che a uno che per vivere fa il borseggiatore gli girino le palle a continuare a rapinare gente senza una lira e allora, non potendo rubarti niente, il rapinatore incazzatissimo ti leva le scarpe le lega insieme coi lacci e le butta sui fili della corrente in modo che non te le puoi riprendere in nessun modo, un po per fartela pagare che gli hai fatto perder tempo, chè lui stava lavorando, un po per sfregio e un po per sfogarsi. C’è poi invece chi giura che la storia sia completamente diversa e veda protagoniste due squadre di calcetto che si sfidano a pallone per la via, scommettendo del denaro che i perdenti daranno ai vincitori; indipendentemente da come finisca la partita ci saranno sempre tutti i componenti della squadra perdente che dovranno dare il denaro scommesso ai componenti della squadra vincente e indipendentemente da quale che sia la squadra perdente, ci sarà sempre qualcuno senza un soldo in tasca che a quel punto, per regola, dovrà dare all’avversario le sue scarpe; a questo punto se l’avversario è fortunato e ha lo stesso numero di piede, si terrà le scarpe e se no, le legherà insieme pei lacci e le getterà sui fili della corrente! Quale che sia la versione reale, entrambe mi hanno fatto morir dal ridere ed entrambe mi hanno fatto venire i brividi. Ma dentro casa si sta benissimo, è un nido sicuro e confortevole e posso rilassarmi. L’accoglienza è calda, mi sento davvero in famiglia, e da subito c’è un buon feeling con tutti e mai, da parte di nessuno, sento un pizzico di freddezza o di quell’educazione di circostanza che mette a disagio e usciamo subito di nuovo, a far la spesa per il pranzo, anche se per me potrebbe essere la cena visto come sono fuso dal fuso, ed è di nuovo strada ed è di nuovo follia, e adesso è Jhovana, la sorella maggiore, la padrona di casa, che mi fa da cicerone in macchina e che non la smette di parlarmi, farmi domande, complimenti, battute e sorrisi ed è così bello essere al centro dell’attenzione, è così bello sentire la sua voce così vicina, così rassicurante e così musicale, e intanto Lima cambia continuamente paesaggio fin quando arriviamo in un centro commerciale che sembra Europa e compriamo da mangiare e da bere e torniamo a casa e le donne cucinano ed è pranzo con vino rosso preso in mio onore chè loro non sono tanto da vino e invece io , essendo italiano, sì. E poi le donne sparecchiano mentre sento che il telegiornale racconta del traffico impazzito di Lima e non mi sembra vero che la TV è d’accordo con me e non sono io il pazzo e dice che il servizio autobus selvaggio così come è concepito adesso, presto dovrà sparire e che c’è anche il progetto di fare una metropolitana a Lima che cambierà radicalmente le cose e mi sembra una cosa buona tutto sommato ma invece Edwin mi dice che domani in viaggio potremo avere dei problemi chè gli autisti degli autobus fanno sciopero per questa cosa e qui uno sciopero è una cosa seria!, e dopo che le ragazze si sono preparate siamo di nuovo fuori. Andiamo a trovare mio suocero. È arrivato il momento in cui mia moglie mi presenterà a suo padre; la mamma l’avevo già conosciuta chè era venuta in Italia al nostro matrimonio ed era stato bellissimo conoscerla, l’anno prima, che lo spagnolo lo parlavo e capivo ancora di meno di adesso e lei naturalmente non sapeva una parola d’italiano ma eravamo andati d’accordo lo stesso, credo di esserle piaciuto e lei, di sicuro, mi è piaciuta moltissimo, sorridente e solare come la sua Pampas, fotogenica e tradizionale come una cartolina, forte e caparbia e al tempo stesso delicata e fragile, con la scorza dura di chi ha partorito e cresciuto una dozzina di figli in condizioni non propriamente agevoli e coi pori che trasudano la tenerezza di chi quei figli li ama tutti e che lo stesso, ha ancora molto amore da donare, donna d’altri tempi che da una vita si alza tutti i giorni prima dell’alba e che si è dedicata sempre e solo alla casa e alla famiglia, e con un gran senso dell’umorismo oltretutto che è una delle sue caratteristiche che mi piace di più e che più mi ha permesso di trovarmi a mio agio con lei nonostante avrebbe potuto esserci quell’imbarazzo tra suocera e genero che si crea quando nel mezzo c’è un muro come può esser quello della lingua, imbarazzo che grazie a lei non c’è stato, perché mi ha permesso di essere sempre naturale con lei, sempre me stesso, mi ha sempre permesso di rivolgermi a lei senza che dovessi crearmi problemi sebbene ho sempre cercato di portarle tutto il rispetto che si merita; e adesso è il momento di conoscere il papà. Sta a Campo Fè che, mi dicono, è il cimitero più bello e grande e costoso pure, di tutto il Perù e infatti le 2 figlie che lavorano in Italia ci hanno messo 2 anni, di euro, per pagargli il posto lì. E via e siamo di nuovo in macchina tra il traffico impazzito e non mi ci abituo ancora e la gente ci ferma ai semafori e compriamo la cana pura che è canna da zucchero da ciucciare che praticamente è puro zucchero ed è buonissima, ci fermiamo a prendere fiori e coca cola chè la coca cola gli piaceva tanto a papà Valentin e va messa sulla tomba e quando arriviamo a questo cimitero mi rendo conto che non avevano esagerato nel descrivermelo: si entra in macchina da tanto è grande e le strade all’interno del cimitero hanno nomi come le vie e sono a due corsie carrabili e ci mettiamo un po ad arrivare alla zona dove sta sepolto mio suocero e quando ci arriviamo vedo che davvero, nonostante questa maledetta pioggerellina che non la smette di scendere, è bellissimo, prati sconfinati e grandi fiori colorati dappertutto e quando arriviamo alla tomba, però, ho un attimo di imbarazzo, sto per conoscere il padre della mia sposa, credo sia un momento che ti mette, se non paura, quanto meno un po di soggezione, credo che sia così un po per tutti ma non lo so per certo chè io quel momento non l ho mai vissuto, non fino ad ora, e sto per viverlo ora, mi chiedo se mi giudicherà e se sarà contento o meno della scelta della figlia e, davanti ai fiori del suo sepolcro, dico una preghiera, cosa che io non faccio mai per la verità, ma non è un eterno riposo, è un discorso di presentazione. Mi sto presentando a lui dopo avergli già sposato la figlia. È una situazione, se non difficile, quanto meno delicata. Mentre sono assorto nei miei pensieri mi accorgo che intorno a me non c’è tristezza, non c’è il silenzio che si è soliti sentire nei cimiteri italiani, non c’è odore di morte e, in poche parole, non sembra nemmeno di essere in un cimitero, sembra piuttosto di essere in un parco, in un bellissimo parco dove la domenica le famiglie si ritrovano approfittandone per salutare un parente, e non per questo è meno sacro. E così mi rilasso di nuovo. Mia moglie mi abbraccia un attimo. Forse ha capito cosa stavo facendo. Insomma è andata bene. Credo di essere piaciuto anche a papà.

CAPITOLO 1

LIMA: PRIME IMPRESSIONI

Ma ricominciamo dall’inizio, da Lima fior di Cannella, la Capitale del Perù e la Regina del Caos, radici Inca quasi invisibili ma ricordate con orgoglio e impronte spagnole a tratti predominanti e a tratti rinnegate, ormai confuse tra di loro, capitale politica e commerciale, Metropoli e Baraccopoli insieme, città che alterna palazzi ricchi e moderni a case di terra e fango, baracche di poveretti a edifici coloniali lasciati in eredità dallo stupro spagnolo, sfarzose chiese appariscenti a scene di povertà disarmante, città di turisti e criminali, ambulanti e vagabondi, famiglie di gente onesta, famiglie di brava gente umile e ospitale, lavoratori instancabili e lavoratori stanchi, uomini e donne che hanno lasciato casa per venire qui a cercar fortuna e non l'hanno trovata e uomini e donne che la fortuna l'hanno pure trovata, l'inizio del mio viaggio, inizio che arriva dopo un viaggio che definire allucinante è poco se si pensa che ci vuol un’ora e mezza da casa mia per raggiungere l’aeroporto di Malpensa e in aeroporto ci devi arrivare tre ore prima dell’imbarco e poi 13 ore TREDICI sull’oceano fino al Brasile seduti SEDUTI sì perché eravamo nell’ultima fila e il sedile dell’ultima fila non si può reclinare e c’è la tv sì ma non ci sono le cuffie ma tanto i film erano in lingua portoghese e quindi 13 ore a guardare film in portoghese senza audio che io in aereo, seduto per di +, non ci posso dormire e poi il Brasile dove devi ripassare di nuovo tutti i controlli e i controllori c’hanno la mascherina perché in giro c’è l’influenza suina e c’hanno pure il coraggio di farti compilare un modulo in cui ti chiedono se l’influenza suina cell’hai o ti senti che ti sta per arrivare e se ti senti qualche sintomo tipo la stanchezza o se ti senti raffreddato che fa niente se non dormi da ieri, fa niente se è notte da 13 ore e l’alba è ancora lontana e fa niente se sull’aereo c’era un’aria condizionata da cella frigofera, non ti venga in mente, per carità, di rispondere che sei stanco o raffreddato perché ti tengono lì, per via del contagio, certo. Ma a noi non ci viene in mente e ripartiamo, siamo mia moglie Judy, mia cognata MariaLuisa e io e dobbiamo farci altre 5 ore di aereo sull’Amazzonia e questa volta qualche mezzora qua e là, svenuto più che addormentato, me la sono pure fatta.

E poi, finalmente, Lima. Finalmente un cazzo perché, a onor del vero, l’impatto col Perù è stato abbastanza traumatico. Fatta parentesi per l’accoglienza che ho ricevuto dai miei, allora sconosciuti, famigliari che sono stati calorosi, anche se la parola calorosi non gli rende pienamente giustizia, fin dall’inizio e mi hanno amato e si sono fatti amare fin dall’inizio e la piccola Valery mi aspettava con un cartello fatto da lei col mio nome e dei cuori … fatta parentesi di questo, l’impatto è stato abbastanza traumatico. A Lima c’è la Nebbia, Sempre. Ma non è la nebbia di Milano per dire, che vien dalla pianura padana e finisce per confondersi con lo smog, no, questa E’ smog. E non pensate allo smog di Milano perché a Milano, in confronto, non c’è smog e lo dico io che vengo da un paesino in provincia di Bergamo e che a Milano non respiro. Ma a Lima, a Lima…, hai la tosse in 2 ore e dopo 3 ore davvero non respiri. C’è una leggera pioggerellina come se non bastasse che invece che lavar via lo smog sembra soltanto renderlo più umido. E' una pioggerellina fine fine di quelle che non bagnano ma danno fastidio.

- e questa è la pioggia di Lima-

Mi dice Edwin, mio cognato, il più anziano, che già conoscevo perché vive e lavora in Italia e perché mi ha portato all’altare la mia sposa e prima di esser mio parente era anche mio amico

-a Lima non piove mai, e quando piove è così, non piove mai più di così-

E' venuto a prenderci all'aeroporto insieme a qualche altro famigliare e amico. Siamo già in macchina, guida lui e guida bene, ha fatto il camionista per tanti anni qui in Perù e da 8 anni ha la patente italiana e tante altre volte mi è capitato di stare in macchina con lui e lo so che guida bene e mi fido della sua guida e non avrei nessuna ragione di preoccuparmi e invece, in un attimo, vengo assalito da un terrore ancestrale e percepisco di aver paura, come prima non ho mai avuto paura di nient’altro in vita mia, dell’autista limegno. Che già definirlo autista, al limegno, è una contraddizione in termini perché il limegno alla guida è un incosciente prepotente e pericoloso su una macchina che anche a quella poi, definirla macchina, il più delle volte, è ugualmente un azzardo. Che io, sia chiaro, sono uno di quelli che le regole, non gli sono mai piaciute, sono uno di quelli che casomai le regole, gli piace infrangerle, uno di quelli che “l’autorità” l’ha sempre sofferta, che “la divisa” non la può vedere, che tra lo sceriffo e il fuorilegge, nei film ha sempre tifato per il fuorilegge, che al vigile lo odia per partito preso e che al rosso, di sera e se non c’è nessuno, non me ne frega niente che c’è il rosso, se è sera e non c’è nessuno perché mai dovrei aspettare il verde? Io passo. Ecco, a Lima, ho provato nostalgia per le regole ho provato una DISPERATA nostalgia per le regole e compassione per i pochi vigili che ho visto. Perché la differenza, tra l’autista italiano e l’autista limegno, fondamentalmente, è una: in Italia abbiamo una cosa che si chiama “Codice della Strada” e l’autista italiano, tendenzialmente, è portato a rispettarla e quando non la rispetta lo fa consapevolmente perché è sera e non c’è in giro un cazzo di nessuno; in Perù, questa cosa del codice della strada, semplicemente, non ce l’hanno. E senza che nessuno questa cosa me l’avesse anticipata, mi sono così ritrovato nel mezzo di una strada a 3 corsie occupata, alternatamente, da 6 / 7 file di macchine che continuamente ti superano da tutti i lati contemporaneamente e ti tagliano la strada e che se devono svoltare a destra si mettono nella corsia completamente a sinistra

-quello è il palazzo di giustizia-

Mi dice Edwin. E se devono svoltare a sinistra si mettono nella corsia completamente a destra e poi si tuffano dall’altro lato con una manovra assolutamente improvvisa e imprevedibile, tagliando la strada a 6 file di macchine (che dovevano essere 3 in tutto) che inchiodano e ripartono senza che la sinfonia del disordine venga scossa senza che nessuno faccia una piega

-quello è il parlamento-

Mi sembra che mi dica Edwin indicandomi un altro palazzo mentre un altro pazzo ci ha tagliato la strada senza aver messo la freccia (e chi ce l’ha la freccia?) e senza aver guardato lo specchietto (e chi ce l’ha lo specchietto?) perché poi le macchine, e quella è la vera causa dell’incredibile inquinamento che soffre questa città, sono tutte vecchi rottami, altro che euro 3 o euro 4 altro che normative antiinquinamento o cazzo di domeniche a piedi e targhe alterne del cazzo, qua le macchine sputano tutte fuori un fumo dannatamente bianco o dannatamente nero o dannatamente grigio a seconda di quale pezzo del motore è danneggiato e al di là della puzza tremenda ma è pure un problema serio per la visuale, e tutte queste macchine hanno 20 anni, 30 anni, giuro anche 40, e mi prendesse un colpo se non è vero, alcune pure l’età di mio papà. Sì, perché vi siete mai chiesti dove vanno a finire le macchine che noi "ricchi" buttiamo via perché, ormai, ha quindici anni? Perché tanto, c'è l'incentivo per la rottamazione, e noi semplicemente crediamo che le nostre macchine le rottamano e ci fanno uno sconto sulla macchina nuova, ma non è così, adesso lo so, no non rottamano proprio niente, le nostre macchine vecchie le prendono e le vendono nei paesi poveri, quelle europee, io credo, andranno forse in Africa o forse andavano nei paesi dell'Est nelle zone povere dell'ex Russia, e in Perù invece arrivano dagli Stati Uniti, si possono vedere vecchie Cadillac, vecchie Pontiac e vecchissime Ford, macchine che erano state gloriose ai loro tempi, quelle grandissime macchine larghe e lunghe, bellissime una volta, quelle che qua in Italia se ce n'hai una così ed è tenuta bene c'hai una macchina d'epoca e sei un figo e magari l'affitti per i matrimoni e se la rivendi ci fai un sacco di soldi mentre qua in Perù queste vecchie glorie si trascinano in giro e continuano a camminare sfidando ogni legge della fisica e della meccanica e cadono a pezzi e c'hanno la vernice di diversi colori perchè quella originale si è lasciata andare e poi magari tanti anni fa era stata data un'altra mano di un altro colore che non c'entrava un cazzo che poi si è scolorita pure quella o forse è antiruggine o forse è ruggine o magari un pezzo è stato sostituito e veniva da una macchina di un altro colore e le vedi ogni tanto nei film quelle macchine lì tirate insieme in questo modo che magari è la macchina del pazzo e cattivo o magari siamo in un era postatomica o sa 'l cazzo che cosa e sono così assurde che chiaramente, pensi, che sono state tirate insieme così per la scenografia, che sono state "truccate" e invece, qui in Perù, è dannatamente normale.

-quello è lo stabilimento di D'Onofrio-

Mi dice Edwin che guida e fa la guida

-è una ditta di gelati, tra le più grandi del Perù, la più grande forse, "il gelato italiano" dicono e quando sono venuto in Italia 8 anni fa mi aspettavo di trovarlo e invece no. Come anche Don Vittorio "la pasta italiana" che quando sono venuto in Italia la prima volta tutti mi dicevano "salutami Don Vittorio" ma Don Vittorio probabilmente è peruviano e fa pasta peruviana ma ha avuto la trovata pubblicitaria di dire che era italiano così come la sua pasta perchè, si sa, che la pasta è italiana-

Ci sono quei vecchissimi furgoni della ford con il muso enorme e alto e il rimorchio in legno, ci sono quei pullman americani di quelli che guida Otto dei Simpsons quelli gialli col muso che viene in fuori bellissimi grandissimi e altri furgoni piccolissimi che si credono pullman anche loro e gli uni e gli altri si fermano continuamente per raccogliere i passeggeri ma non alle fermate, no, non ce le hanno le fermate, si fermano dove c'è gente che vuol salire che si sbraccia per far fermare il pullman, mentre sul pullman c'è l'addetto a far salire la gente sul pullman attaccato con una mano alla sbarra e con tutto il corpo di fuori che grida alla gente la zona verso la quale vanno e grida

-sube sube sube sube- che in spagnolo significa -sali sali sali sali- da non confondersi con -sali sali sali sali- che invece in italiano significa -esci esci esci esci- e quello te lo grida quando devi scendere. e quando qualcuno deve salire o scendere il pullman semplicemente si ferma in mezzo alla strada, non è che accosta e non è che, naturalmente, segnala la cosa in nessun modo alla macchina che segue, che peraltro non frena, si butta a sinistra tagliando la strada alla macchina che c'è sulla corsia in parte che farà la stessa cosa se ha un'altra corsia o inchioderà se non potrà fare altro.

Le altre macchine, quelle che non sono gli scarti dell'America del Nord, quelle più recenti, sono tutte Toyota, tutte. Il perù non ha una casa automobilistica e, per una qualche a me sconosciuta ragione, sembrerebbe che abbia adottato come sua casa nazionale la Toyota, ce ne sono tantissime, molte più di quante Fiat ci siano in Italia o di quante Mercedes e BMW ci siano in Germania.

I semafori poi sono posizionati in maniera diversa da come li abbiamo in Europa, qui in Italia sono all'incrocio, prima dell'incrocio se vuoi, vale a dire prima della strada che incrocia la strada sulla quale sei, sono esattamente in corrispondenza del punto in cui ti devi fermare; in Perù d'altro canto sono dopo l'incrocio, appena dopo la strada che incroci il che vale a dire che, se avessi guidato io, mi sarei fermato ogni volta in corrispondenza del semaforo e cioè in mezzo all'incrocio; trovando quanto meno discutibile questa cosa ne chiedo spiegazioni a Edwin, mi dice che è giusto così, che almeno hai il tempo di vederlo e lì per lì la risposta mi convince quasi, salvo poi accorgermi che i semafori, se ci fossero o meno, non farebbe alcuna differenza in quanto qui passa primo chi infila il muso per primo, con il clacson naturalmente, chè qui guidano con una mano sul volante e l'altra sul clacson e se devono cambiare marcia lasciano il volante, e ogni fottuto incrocio che attraversiamo mi cago addosso dallo spavento.

-quello è il monumento di...-

mi dice ancora Edwin mentre con un'abilità e una disinvoltura invidiabili danza nel traffico impazzito di questa antica città dei Re Magi tra buche (voragini!) dappertutto in mezzo alla strada e disordine e sporcizia ai lati della strada ai piedi di edifici stonati, ma io ormai non sento più niente, e non riesco nemmeno a godermelo questo paesaggio tanto che sono attaccato alla cintura e impietrito sul mio sedile del passeggero davanti, il posto del morto, e attentissimo alle mosse degli altri automobilisti per poter gridare, nel momento del bisogno -attento Edwin!- cosa di cui peraltro Edwin non sembra sentire la necessità.

-peccato per la pioggerellina che non ti fa vedere bene la città, ma qui a Lima è così, è tipica di qui e, comunque, non piove mai più di così, pensa che nessuno ha l'ombrello qui perchè tanto non serve-

mi dice ancora e in effetti con questa pioggerellina non sarebbero venute un granchè le foto, cosa che peraltro mi è stato proibito di fare perchè

-se ti vedono con in mano una macchina fotografica ti spaccano il vetro pure in corsa per portartela via!- mi dice sempre Edwin, cosa che non contribuisce a tranquillizzarmi e -attento!- dico io indicando l'ennesimo autista distratto contro cui io sarei andato a sbattere mentre mia moglie ride perchè probabilmente trova divertente il fatto di vedermi terrorizzato -Te l'avevo detto, quando eravamo andati a visitare Napoli, che mi ricordava Lima- mi dice lei.

Ma a Napoli, che la prima volta che ci sono andato son rimasto sconvolto dal loro modo di guidare, ora so che guidano bene, ora so che, rispetto ai limegni son tutti autisti disciplinati.

E intanto pedoni coraggiosi continuano ad attraversare la strada nei punti più pericolosi possibili cercando in tutti i modi di farsi ammazzare ma non ci riescono perchè le macchine li schivano e io salto sul mio sedile ancora e ancora e poi finalmente arriviamo a LaVictoria, quartiere di Lima dove i miei famigliari hanno una casa, e pare Far West, e sono troppo contento che siamo arrivati chè mezzora di macchina è stata più intensa di 18 ore di aereo.

E finalmente scendiamo dall'auto e piove che Dio la manda, altro che non averci l'ombrello e, a dir la verità, Lima non è che mi sia proprio piaciuta mica tanto.


Visualizza LIMA, aeroporto - La Victoria in una mappa di dimensioni maggiori

mercoledì 26 agosto 2009

IL MIO PERU,

RESOCONTO DI VIAGGIO


INTRODUZIONE:

APPENA RIENTRATI IN ITALIA,SENSAZIONI



Mi fanno male le gambe e sono un uomo più ricco, ho visto una sola Meraviglia ma tanti tanti meravigliosi uomini e donne, ho attraversato un oceano solo per fare una vacanza e sono cresciuto, ero andato solo per divertirmi ma ho imparato tante cose, ho imparato dal Perù ad avere rispetto e timore delle montagne, ho imparato a vedere una strada dove prima non avrei visto un sentiero, ho imparato ad avere paura di quella strada, ad abituarmici e a rimpiangerla quando ho imboccato una strada peggiore, ho visto coi miei occhi che c’è gente che vive una vita dove non passeresti una notte, ho imparato dal Perù che se dai un nome a un gruppo di 8 case sperdute in mezzo al nulla, tra le Ande, quelle 8 case diventano un paese e dà più sicurezza attraversare un paese che non 8 case dimenticate da Dio da qualche parte tra le Ande, ho imparato che Dio non dimentica niente e ho imparato che quando le Ande le stai attraversando, con una macchina che non è stata concepita per farlo, e stai su una sola strada da centinaia di km, che una strada sola c’è, e a un certo punto c’è un bivio e nessun cartello che indica la via, e nel serbatoio non c’è abbastanza benzina per tornare indietro né per tentarle tutte e due, ho imparato che quello sì è un problema e non quelli che ho tutti i giorni, ho imparato che poi la stessa identica cosa ti può succedere giorni dopo in mezzo al deserto e quando fermi la macchina e scendi e volgi lo sguardo da tutte le parti e non vedi niente all’orizzonte nient’altro che deserto e non ti ci abitui a una cosa così e quello sì è un problema e ho imparato dal Perù che i problemi poi alla fine li risolvi sempre e che alle volte ci preoccupiamo troppo, ho imparato dal Perù che una festa poi è una festa da questa e da quell’altra parte dell’oceano ma da questa parte dell’oceano di feste ne facciamo troppo poche, e nessuna così, ho visto in Perù feste incredibili, coloratissime e rumorose coinvolgere un paese intero, coinvolgermi, ho visto un paese chiedere alle montagne che benedicessero una mucca, ho visto un paese fare una festa ogni giorno a una mucca diversa, più e più giorni di seguito, ho fatto feste alle mucche e ho ballato con le mucche, ho anche ballato con tutte le donne del paese e ho bevuto il trago, ho imparato dal Perù che l’unico vero modo di conoscere un Paese e il suo popolo non è guardare ma partecipare, non è studiarlo ma viverlo e ho visto che alla gente piace chi ha voglia di partecipare, chi ha voglia di vivere, ho visto in Perù l’allegria e i colori, ho visto la povertà e la dignità nella povertà, e ho imparato a non dare per scontato tutto quello che davo per scontato, ho imparato a mangiare al rovescio e a convincermi del fatto che invece ero io che avevo sempre mangiato al rovescio, ho visto 9 persone in una sola macchina e mi sono stupito e un’altra volta 6 persone e 3 pecore in una macchina e non mi sono stupito più, ho visto il camion della spazzatura passare per le strade con la musica a tutto volume e l’uomo che raccoglie la spazzatura seguire il camion ballando come il più invasato dei ballerini, ho visto la bellezza, ho visto cambiare tanti paesaggi diversi e ho conosciuto il microclima, ho imparato a fare la spesa nei campi e dai contadini, ho riso, mangiato e bevuto così tanto che non mi sembra vero, e non mi sono mai divertito tanto in vita mia, ho visto e vissuto il paesino dov’è nata la donna che amo e mi ci sono innamorato, ho sentito profumi, assaggiato sapori e ascoltato suoni, ed erano tutti nuovi!, ho imparato parole di una lingua dimenticata e a cucinare in una buca in terra, ad andare a letto presto e a svegliarmi col gallo, e a stare sempre in compagnia, ho ricevuto tanti di quei regali, materiali pure, costosi anche che poi quando sai che la loro moneta vale un quarto della tua lo apprezzi pure di più se possibile, e ti chiedi come fanno a non farti mai mancare niente, e ho ricevuto regali anche non materiali se è per quello, attenzioni, considerazione, cure, sorrisi e perle di saggezza di quelle che ci rimani lì come uno scemo, da anziani, coetanei e ragazzini pure, ho imparato a respirare bene a più di 3000 metri sul livello del mare, e a ballare senza fiato e a suonare la qenua pure, a suonare “il condor pasa” anche se poi loro dicevano che quando suonavo io il condor non voleva passare e a ballare a ballare e ancora a ballare in quel paese in quella pampa e ho imparato che la strada per arrivare in quella pampa è lunga e dura ma di sicuro ne vale la pena e che alle volte, questo è sicuro e non più illuminante ormai, la strada per arrivarci è più importante della meta, sì ma per come sono fatto io quando quella meta l ho raggiunta non me ne sarei andato più, perché c’ ho trovato un tesoro in quella pampa, perché ero andato per fare una vacanza e invece ho trovato una famiglia perché sono stato accolto come un figlio e come un fratello e non credevo di trovare tanto e quando sono andato via mi è entrata un po’ di sabbia negli occhi.

sabato 18 luglio 2009

partiamo domani!
non mi sembra vero!

ultimi preparativi prima di partire...
le valigie....
e cominciavo a pensare che sarebbe utile anche sapere esattamente cosa valgono là gli euro che porto da qua....

La moneta del Perù è il Nuevo Sol Peruano (PEN), ma accettano correntemente anche il Dollaro Americano (USD) e a volte anche l'Euro ma comunque......
a oggi 18/07/09

1 EURO vale 4,279 SOLES
1 SOL vale 0,233 EURO

1 DOLLARO vale 3,035 SOLES
1 SOL vale 0,329 DOLLARI

1 EURO vale 1,410 DOLLARI
1 DOLLARO vale 0,709 EURO

vedi
convertitore universale di valuta

da wikipedia:
Il Nuevo sol (plurale nuevos soles) è la valuta del Perù.

È suddiviso in 100 céntimo e il suo codice ISO 4217 è PEN.

È stato introdotto il 1º luglio 1991 per sostituire l'incredibilmente inflazionato Inti, con un tasso di cambio di 1.000.000 a 1. Le prime monete furono coniate il 1º ottobre 1991 e le prime banconote il 13 novembre 1991. Le monete in circolazione sono da 1, 5, 10, 20 e 50 céntimo e 1, 2, 5 sol; le banconote esistono in tagli da 10, 20, 50, 100, e 200 sol.

vedi anche, in inglese, http://en.wikipedia.org/wiki/Peruvian_nuevo_sol
per informazioni più dettagliate e foto

martedì 30 giugno 2009

INCA GAME

Indiana Jones che vola in Perù alla ricerca del teschio di cristallo


Indiana Jones Museum

Play Online Game: Indiana Jones Museum

INCA GAME

Le Pietre - Inca Blocks


L'Impero degli Inca viene sempre ricordato come una delle più grandi civiltà della storia. Adoravano le pietre e apprezzavano la loro sostanza. Secondo alcune ipotesi fanta-archeologiche avevano scoperto addirittura l'antigravità!
Allora fate un salto nel passato e risolvete tutti i loro puzzle.
Lo scopo è spostare gli enormi blocchi di pietra verso la loro base, superando tutte le difficoltà del livello (come la forza di gravità).

Prima di ogni livello vi verrà spiegato l'obiettivo da raggiungere e il modo di giocare.
Si gioca con il MOUSE: cliccate per trascinare i blocchi nella posizione desiderata, e aumentate la forza impressa premendo SHIFT.



martedì 16 giugno 2009

EL ROMPE CALZON

Tra le cose che la suocera mi ha promesso di farmi trovare e che non vedo l'ora di riassaggiare c'è questo liquore originario della selva amazzonica che provai per la prima volta quando mi arrivò in Italia proprio come regalo della suocera direttamente dal Perù.
Un superalcolico dolce amaro che ricorda un po i nostri amari alle erbe del dopo cena stile fernet. Un liquore fatto con delle radici della foresta amazzonica, che oltre ad essere veramente molto molto forte ha la particolarità di essere, più che un digestivo, un afrodisiaco.
In effetti pare che le radici con cui è prodotto oltre ad avere le più diverse e sorprendenti proprietà curative siano anche dei fenomenali afrodisiaci.
Da cui, non a caso, il nome.
Le varie piante, prese singolarmente, sono da sempre rimedi e medicine e parte di pozioni magiche. Insieme, fatte macerare nell'alcool, danno vita a questo liquore il cui scopo principale non è più quello di essere medicinale ma quello di essere liquore. Infatti se ne berrete tantissimo non starete benissimo in virtù delle piante medicinali che contiene, ma più presumibilmente malissimo per via dell'alcool con cui è fatto.
Pare che non esista al di fuori del Perù e che fino a poco tempo fa fosse prodotto solo artigianalmente da chi ne custodiva il segreto.
E in effetti quello che ho bevuto io è stato fatto in casa proprio dalla mamma di mia moglie. E scusate se è poco.
Ultimamente però, stando a quello che trovo su Internet (http://peruinka.blogspot.com/2007/05/el-rc-rompe-calzn-licores-de-la-selva.html) pare che si sia cominciato anche a produrlo su scala un po più vasta. Lo stesso sito tra l'altro presenta anche altri liquori caratteristici della selva quali il 7raices e il Levantate Lazaro (che è un altro nome che è tutto un programma), nonchè gli ingredienti e il metodo di preparazione del mio RompeCalzon che riporto tra i miei appunti di modo che un giorno, magari coi consigli della suocera, potrò riprodurlo.
5 radici: abuta, chuchuhuasi, uña de gato, chayahuasca, cabobolo da macerare in aguardiente per 8 giorni per poi filtrare e aggiungere miele. sembra piuttosto semplice, la maggiore difficoltà sembra essere recuperare gli ingredienti.
ABUTA
Abuta è un rampicante legnoso le cui foglie possono raggiungere i 30 cm di lunghezza. Appartiene al genere dei Cissampelos, di cui la maggior parte delle specie si trovano ai tropici. Abuta si trova in Perù, Brasile, Ecuador e Colombia.
Come le altre piante del suo genere, contiene un gruppo di alcaloidi che sono stati oggetto di numerose ricerche nel corso degli anni. Da queste è emerso che gli elementi fitochimici che si trovano in abuta hanno proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie, e antipiretiche. Più di un centinaio di studi ha recentemente descritto anche una possibile azione contro la leucemia e altre cellule tumorali, ma ricerche più approfondite sono ancora in corso. Accanto a queste, sono state documentate proprietà ipotensive, antimicotiche e antimicrobiche.
In Sud America abuta viene chiamata “erba delle levatrici” per il suo tradizionale impiego per tutti i tipi di disturbi femminili, dai crampi mestruali ai dolori pre- e post- partum, all'eccessiva emorragia, fino alle emorragie uterine.
Abuta ha una lunga storia di impiego come rimedio popolare per la digestione e altri disturbi in tutto il Nord e Sud America. (http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=22&cat=ERBE&lang=IT)
CHUCHUHUASI
Chuchuhuasi è un enorme albero della foresta pluviale che può raggiungere i 30 metri di altezza e cresce nelle aree tropicali della foresta pluviale in Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù. Sono stati dati numerosi nomi a questa specie e tutti si riferiscono allo stesso albero.
Chuchuhuasi ospita i più potenti elementi fitochimici come triterpeni, favonoli e alcaloidi sesquiterpeni. Due dei più conosciuti elementi in chuchuhuasi sono due alcaloidi di cui è stata documentata già negli anni '60 l'attività antitumorale, anche se non sono presenti in una quantità sufficiente per avere davvero un'azione terapeutica contro il cancro.
La lunga storia d'uso di chuchuhuasi ha alimentato un grande interesse nella comunità scientifica. Negli anni '60, una compagnia farmaceutica americana scoprì una potente proprietà di immunostimolante localizzata nell'estratto di foglie e corteccia, documentando che aumentava la fagocitosi (la capacità delle cellule immunitarie di attaccare i batteri e le cellule sconosciute). Ricerche del 1977 hanno riportato che l'estratto alcolico della corteccia possedeva un'azione antinfiammatoria e analgesica, scoperta che ha convalidato l'uso tradizionale per i dolori artritici. Azione questa, che è stata registrata negli anni '80 anche da un gruppo di ricercatori italiani che, in più, sostennero che quest'azione era parzialmente collegata ai triterpeni e agli antiossidanti isolati nella corteccia del tronco.
Nel 1993, un gruppo di ricerca giapponese ha isolato un nuovo gruppo di alcaloidi, a cui è probabilmente da ascrivere l'efficacia del chuchuhuasi nei trattamenti di artrite e reumatismi. Una compagnia farmaceutica statunitense, studiando le proprietà antinfimmatorie ed antireumatiche di questa pianta, ha determinato che questi alcaloidi possono inibire la produzione della proteina chinasi C
Altri elementi fitochimici attivi contro l'aldoso reduttasi (l'enzima implicato nel danneggiamento delle terminazioni nervose nei pazienti diabetici) sono stati poi scoperti da un gruppo di ricerca spagnolo nel 1998.
Infine, un test compiuto da ricercatori italiani negli anni '70 e poi ribadito nel 1999 e nel 2000, ha documentato l'azione di un estratto di chuchuhuasi contro il cancro della pelle.
Molti altri usi sono poi documentati nella medicina tradizionale, dove la corteccia della pianta è stata usata per secoli come rimedio. Il nome peruviano della pianta, ad esempio, significa “schiena tremante” e si riferisce al suo impiego tradizionale per l'artrite, i reumatismi e il mal di schiena. Gli indigeni dell'Amazzonia credono inoltre che il chuchuhuasi sia un afrodisiaco ed un tonico. (http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=41&cat=ERBE&lang=IT)
UNA DE GATO
Cat's claw (Uncaria tomentosa) è un rampicante legnoso il cui nome deriva dalla forma uncinata delle spine che crescono attorno al rampicante e assomigliano agli artigli del gatto. Cat's claw cresce nella foresta pluviale e nelle aree tropicali dell'America Meridionale e Centrale, inclusi Perù, Colombia, Ecuador, Guinea, Trinidad, Venezuela, Suriname, Costa Rica, Guatemala e Panama.
In Messico e America Latina altre specie di piante vengono comunemente chiamate uña de gato, ma non appartengono né allo stesso genere né alla famiglia dell'Uncaria tometosa e hanno proprietà tossiche.
In cat's claw sono presenti diversi elementi chimici a cui si devono gran parte delle azioni e degli usi della pianta.
Fra i primi e più studiati elementi, ci sono un gruppo di oxidol-alcaloidi di cui è stato documentato l'effetto immunostimolante e anti-leucemico. Un altro gruppo di alcaloidi ha dimostrato azioni antinfiammatorie e antivirali, mentre un'altra classe di composti presenti in cat's claw è stata documentata per l'azione immunostimolante, antinfiammatorio, anti- cancerogene e di riparatori cellulari.
Un'importante serie di studi condotti fra il 1970 e il 1990 su cat's claw si devono al giornalista ed etnologo autodidatta Klaus Keplinger e, sulla sua scia, a ricercatori europei e peruviani. Da essi è emerso che, usata in piccole quantità, cat's claw aumentava la funzione immunitaria del 50%.
In aggiunta a questa azione immunostimolante, sono state documentate in vitro proprietà anti-cancerogene e anti-leucemiche. Una ricerca italiana del 2001 ha dimostrato che in vitro cat's claw può inibire del 90% le cellule cancerogene del seno. Uno studio svedese precedente del 1998 ha documentato il potere inibitore in vitro della crescita del linfoma e delle cellule leucemiche. Ricerche precedenti avevano d'altra parte già segnalato come cat's claw riduceva alcuni effetti collaterali delle terapie anti-cancro (perdita di capelli, perdita di peso, nausea, infezioni secondarie, perdita di globuli bianchi). Quest'azione è stata attribuita alla proprietà coadiuvante di cat's claw nella riparazione del DNA e nella prevenzione delle cellule dagli agenti mutageni.
Un'altra significativa area di studi si è focalizzata sulle proprietà antinfiammatorie di cat's claw. Tests hanno dimostrato che cat's claw può inibire l'infiammazione dal 46% all'89%, convalidando così l'uso tradizionale della pianta per artriti e reumatismi, oltre che per infiammazioni gastrointestinali.
Ricercatori argentini invece ne hanno studiato e documentato l'effetto antiossidante e inibitore del fattore di necrosi tumorale alfa. Una ricerca statunitense ha riportato questa proprietà non all'azione immunostimolante degli alcaloidi di cat's claw, ma a quelle antinfiammatorie di un gruppo di glicosidi che agirebbero sull'agente chimico infiammatorio che è il fattore primo di crescita tumorale. A questo stesso gruppo di elementi fitochimici sono state anche attribuite proprietà antivirali.
Altri alcaloidi contenuti in cat's claw sono inoltre stati studiati per le loro proprietà ipotensive, vasosilatatorie, oltre che per l'azione di abbassamento della frequenza cardiaca e dei livelli di colesterolo nel sangue.
Infine, le più recenti ricerche hanno studiato i possibili effetti di cat's claw su individui affetti da morbo di Alzheimer, oltre che su depressione, ansia, disturbi alimentari, dolori cronici e obesità.
(http://www.naturmedica.com/index.php?mod=erbe&ID=37&lang=IT)
CHAYAUASCA
Sulla Chayauasca non ho trovato interrogando Google nessuna risposta. Da ricerche collaterali credo che potrebbe corrispondere al Sanango, ingrediente della famosa Ayahuasca, divino allucinogeno o, più probabilmente, alla Clavo Huasca, potente afrodisiaco naturale che aumenterebbe la libido soprattutto femminile.... ad ogni modo....:
CLAVO HUASCA
Clavo huasca è un rampicante che può estendersi fino a 80 m in lunghezza ed è tipico della foresta amazzonica e di altre aree del Sud America. La corteccia e la radice hanno un distintivo aroma simile a quello del chiodo di garofano, da cui il suo nome comune chiodo di garofano bianco.
Nonostante la sua lunga storia come rimedio nella medicina popolare sudamericana, non sono stati ancora pubblicati studi clinici su clavo huasca.
Ancora oggi, questa pianta è usata in modo diffuso come afrodisiaco naturale sia per gli uomini che per le donne nel Sud America. In particolare, sembra essere molto efficace per le donne nel periodo pre-menopausa (ma non altrettanto per la perdita di libido dopo la menopausa). (http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=44&cat=ERBE&lang=IT)
CABOBOLO
Infine anche del Cabobolo nè io nè Internet ne sappiamo un bel niente. Studi incrociati su diverse traduzioni mi hanno portato a pensare, ma potrei benissimo sbagliarmi, che potrebbe essere l'Iporuru, altro potente afrodisicaco naturale che aumenterebbe la libido soprattutto maschile questa volta. ....ad ogni modo....:
IPORURU
Iporuru è un arbusto che raggiunge gli 8-10 m di altezza che cresce principalmente sui rilievi più bassi e sui piani alluvionali del sistema di fiumi amazzonici in Perù, ed è tipico delle aree umide e tropicali di Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Paraguay e Venezuela. Iporuru può essere coltivato solo nella stagione secca, mentre passa la stagione delle piogge sott'acqua. La gente del luogo ritiene che le proprietà officinali localizzate nella corteccia siano presenti solo durante la stagione secca.
Finora è stata condotta ben poca ricerca per catalogare gli elementi fitochimici presenti in iporuru. Uno screening iniziale ha rivelato che contiene steroidi, saponine, fenoli, flavonoli, flavoni, tannini, xantoni e alcalodi. Le proprietà antinfiammatorie di iporuru sono attribuite a un gruppo di alcaloidi localizzati nella corteccia.
Similmente, non è stata condotta una gran ricerca clinica su iporuru, di contro alla sua lunga storia d'uso nei sistemi erboristici del Sud America. Tuttavia, quel poco che è stato studiato aiuta decisamente a spiegare alcuni dei suoi usi tradizionali. Studenti di farmacognosi in Svezia hanno documentato come un estratto alcolico di corteccia possa ridurre gonfiori e infiammazioni se applicato topicamente. E' stato inoltre segnalato come questo estratto sia in grado di inibire la sintesi di prostaglandina COX-1. Le prostaglandine, prodotte dall'attività dell'enzima cicloossigenasi (COX), sono collegate ai processi e alle malattie infiammatorie. L'azione inibitoria della prostaglandina può in parte spiegare l'uso tradizionale di iporuru per le infiammazioni alle giunture e i disturbi ossei come l'osteoartrite, l'artrite e i reumatismi.
Un'altra ricerca, condotta in Canada, ha segnalato come iporuru possa anche avere azioni antimicotiche, antivirali e antitumorali. I ricercatori canadesi durante l'analisi dell'inibizione del tumore del colletto, hanno testato l'attività di un estratto alcolico e di uno acquoso di corteccia di iporuru a piccoli dosaggi. In un altro test, solo l'estratto alcolico è stato dimostrato attivo. Questi tests hanno rivelato che l'estratto alcolico manifesta un'azione antimicotica contro diversi ceppi di funghi, mentre quello acquoso è inattivo. Allo stesso modo, l'estratto alcolico ha rivelato una migliore azione antivirale rispetto a quello acquoso. Ma nessuno dei due ha mostrato alcuna azione antibatterica o anti-lieviti.
Per secoli gli indigeni dell'Amazzonia hanno utilizzato la corteccia e le foglie di iporuru per differenti scopi. Comunemente, iporuru viene utilizzato assieme ad altre piante durante l'addestramento sciamanico e, alle volte, è uno degli ingredienti dell'ayahuasca (un decotto multi-erbe allucinogeno usato dagli sciamani). In tutta l'Amazzonia la corteccia o le foglie vengono preparate in tinture (generalmente assieme al rum locale, chiamato aguardiente) come rimedio locale per reumatismi, artriti, raffreddori e dolori muscolari. E' inoltre famoso fra gli indigeni peruviani per dare sollievo ai sintomi dell'osteoartrite e aiutare la flessibilità e la mobilità.
(http://www.naturvitae.com/index.php?mod=content&ID=147&cat=ERBE&lang=IT)